Tracciabilità agroalimentare in Calabria: la legge c’è, ora servono risultati concreti
Presidente sede provinciale di Cosenza – Consumatori Italiani Calabria ETS
A poco più di un anno dall’approvazione della Legge regionale 30 giugno 2025, n. 33, è il momento di verificare a che punto sia il progetto regionale per la tracciabilità e la rintracciabilità dei prodotti della filiera agroalimentare e ittica calabrese.
La legge ha introdotto un progetto particolarmente innovativo: la realizzazione di una piattaforma informatica basata su tecnologia blockchain pubblica, destinata a raccogliere e rendere consultabili informazioni relative ai prodotti e alle diverse fasi della filiera.
L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare la sicurezza e il controllo degli alimenti, aumentare la trasparenza e consentire ai consumatori di conoscere meglio origine, caratteristiche, qualità e percorso del prodotto.
Una piattaforma pensata per seguire l'intera filiera
Dal punto di vista tecnico, il progetto presenta caratteristiche interessanti.
La legge prevede un sistema di gestione dei dati attraverso un registro pubblico, condiviso, trasparente, sicuro e immutabile, nel quale confluiscano le informazioni relative alla filiera.
Il sistema dovrebbe consentire di seguire il prodotto lungo le diverse fasi: origine delle materie prime, produzione, trasformazione, distribuzione, stoccaggio e commercializzazione.
La normativa prevede inoltre l’impiego di tecnologie di intelligenza artificiale generativa per l’analisi dei dati, la produzione di report e l’interazione con gli utenti.
Per il consumatore, la finalità è molto concreta: poter accedere alle informazioni disponibili attraverso uno strumento semplice e comprensibile.
La legge prevedeva tempi precisi
Un elemento importante riguarda il cronoprogramma previsto dalla stessa normativa.
L’articolo 3 stabiliva che la Giunta regionale adottasse, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge, un atto destinato a definire i requisiti tecnici generali, le caratteristiche e le specifiche della piattaforma, oltre alle regole e alle modalità di utilizzo.
Un secondo adempimento riguardava il regolamento per l’istituzione e il funzionamento del regime di qualità, previsto entro 120 giorni.
Il calendario indicato nella documentazione del Consiglio regionale fissava quindi nel 15 ottobre 2025 e nel 15 novembre 2025 le scadenze di riferimento per questi passaggi.
A distanza di oltre un anno, è legittimo chiedersi quale sia stato l’esito concreto di quel cronoprogramma.
Quanto è stato realizzato?
È questo il punto sul quale, come associazione dei consumatori, riteniamo necessario avere informazioni precise.
Dalla documentazione istituzionale che abbiamo esaminato risulta definito il quadro normativo del progetto e risultano confermate le finalità della piattaforma. Abbiamo però bisogno di conoscere con chiarezza quali atti attuativi siano stati adottati, quale sia lo stato di sviluppo dell’infrastruttura tecnologica e se il sistema sia oggi concretamente accessibile agli operatori e ai consumatori.
Sono informazioni essenziali per valutare il passaggio dalla previsione normativa alla realizzazione effettiva.
Anche le risorse devono essere monitorate
La legge aveva previsto risorse specifiche per l’attuazione del sistema.
La norma finanziaria indica un limite massimo di 150.000 euro per il 2025 e 50.000 euro per il 2026, destinati agli interventi previsti dalla legge. Il testo è stato successivamente modificato nel febbraio 2026 anche con riferimento alla gestione delle eventuali risorse non utilizzate.
Per questo riteniamo importante conoscere non soltanto quali attività siano state avviate, ma anche quali risorse siano state impegnate e utilizzate, quali affidamenti siano stati eventualmente effettuati e quali siano i costi previsti per la gestione e l’aggiornamento della piattaforma.
Un sistema di tracciabilità digitale, infatti, richiede continuità: infrastruttura tecnologica, sicurezza informatica, aggiornamento dei dati, assistenza agli operatori e controlli sulla qualità delle informazioni inserite.
Il nodo centrale resta la qualità del dato
La blockchain può garantire caratteristiche importanti nella gestione e nella conservazione delle informazioni registrate, ma l’efficacia dell’intero sistema dipende dalla qualità e dall’attendibilità dei dati che vengono inseriti nella piattaforma.
È quindi fondamentale stabilire procedure chiare per l’acquisizione delle informazioni, la verifica dei soggetti aderenti, l’aggiornamento dei dati e i controlli lungo la filiera.
La stessa legge prevede il coinvolgimento degli operatori economici della filiera agroalimentare e ittica, con adesione libera, gratuita e volontaria, e stabilisce che l’accesso alla piattaforma da parte dei consumatori debba essere gratuito, intuitivo e facilmente utilizzabile.
Sono elementi che dovranno essere tradotti in procedure operative efficaci.
Una tecnologia utile soltanto se arriva al consumatore
Per noi questo è il punto fondamentale.
Il valore della piattaforma non si misurerà soltanto attraverso la sua realizzazione tecnica, ma attraverso la sua capacità di diventare uno strumento concretamente utilizzabile dal cittadino.
Immaginiamo, ad esempio, un consumatore davanti allo scaffale di un supermercato o in un punto vendita.
Attraverso un codice identificativo o un sistema di accesso semplice dovrebbe poter verificare le informazioni disponibili sul prodotto: da dove provengono le materie prime, dove è stato prodotto o trasformato, quali soggetti hanno partecipato alla filiera e quali elementi ne attestano qualità e origine.
È questo il passaggio che può trasformare la tecnologia in uno strumento concreto di tutela.
Un'opportunità anche per le imprese calabresi
La tracciabilità può avere effetti positivi anche sul sistema produttivo regionale.
Un sistema trasparente può contribuire a valorizzare le imprese che rispettano standard di qualità, rafforzare la riconoscibilità delle produzioni calabresi e offrire maggiori strumenti di contrasto alle pratiche commerciali scorrette e alla falsa attribuzione dell’origine.
La trasparenza della filiera, quindi, può diventare un elemento di competitività per le imprese e contemporaneamente uno strumento di tutela per chi acquista.
Adesso serve un aggiornamento pubblico
Come Consumatori Italiani Calabria ETS riteniamo opportuno che la Regione Calabria renda disponibile un aggiornamento completo sullo stato di attuazione della Legge regionale n. 33 del 2025.
Chiediamo in particolare di conoscere:
- quali atti attuativi siano stati adottati;
- se la piattaforma informatica sia stata realizzata o sia ancora in fase di sviluppo;
- quali siano gli operatori della filiera eventualmente già coinvolti;
- quali risorse siano state impegnate e utilizzate;
- quali siano i tempi previsti per l’accesso pubblico alla piattaforma;
- quali procedure siano state individuate per la verifica e l’aggiornamento dei dati;
- quali iniziative di informazione e formazione siano state realizzate per operatori e consumatori.
La Calabria ha introdotto una normativa tecnologicamente avanzata e con obiettivi importanti.
Ora è necessario verificare i risultati.
Come sede provinciale di Cosenza di Consumatori Italiani Calabria ETS continueremo a seguire l’attuazione del progetto, perché una filiera realmente tracciabile può rappresentare un importante strumento di trasparenza, di valorizzazione delle produzioni regionali e di tutela del diritto dei consumatori a compiere scelte consapevoli.