Calabria, Notizie

Dal campo alla tavola: se produrre costa sempre di più, chi paga alla fine?

filiera agroalimentare Consumatori Italiani Ets Calabria copertina
di Silvia Barbaro

Presidente Consumatori Italiani Calabria ETS

C’è un problema che riguarda contemporaneamente chi produce il nostro cibo e chi ogni giorno lo porta sulla propria tavola.

È il problema del costo della filiera agroalimentare.

In Calabria, nelle ultime settimane, il settore agricolo ha lanciato diversi segnali di preoccupazione per l’aumento dei costi di produzione, a partire dal gasolio agricolo e dai fertilizzanti. Ma dietro questi aumenti c’è una domanda che riguarda direttamente tutti noi: quanto finiranno per costare questi rincari al consumatore?

Non è una domanda teorica.

Quando aumenta il costo per lavorare un terreno, irrigare una coltivazione, trasportare un prodotto o conservarlo, il rischio è che una parte di quei maggiori costi venga inevitabilmente trasferita lungo la filiera fino ad arrivare al prezzo finale.

Ed è proprio qui che bisogna accendere i riflettori.

Una Calabria agricola che non possiamo perdere

La Calabria possiede un patrimonio agricolo e agroalimentare di enorme valore.

Secondo il 7° Censimento generale dell’agricoltura ISTAT, in Calabria nel 2020 risultavano 95.538 aziende agricole, contro le 137.790 rilevate nel 2010: una riduzione del 30,7% in dieci anni.

È un dato che dovrebbe far riflettere.

Perché dietro la chiusura di un’azienda agricola c’è un terreno che rischia di essere abbandonato, una produzione locale che può scomparire, una competenza che non viene trasferita alle nuove generazioni e, nel lungo periodo, una maggiore dipendenza da produzioni provenienti da altri territori.

Per il consumatore significa anche meno offerta locale e maggiore vulnerabilità agli shock dei mercati.

Il caro gasolio arriva nei campi

La situazione è diventata particolarmente delicata nelle ultime settimane.

Il 5 marzo Confagricoltura Calabria ha segnalato che il prezzo del gasolio agricolo agevolato aveva superato 1,20 euro al litro, evidenziando il rischio di conseguenze sulle lavorazioni agricole, sull’irrigazione, sul trasporto delle produzioni e sulle attività di trasformazione.

Pochi giorni dopo, il 24 marzo, Confagricoltura Calabria ha riferito di un ulteriore incremento, indicando un nuovo listino intorno a 1,50 euro al litro.

Anche la CIA ha segnalato aumenti rilevanti per gasolio agricolo e fertilizzanti, chiedendo interventi per evitare che l’incremento dei costi comprometta la redditività delle imprese.

Sono dati e valutazioni che provengono dalle organizzazioni del settore e che devono essere letti con attenzione, senza trasformare ogni aumento in una denuncia di speculazione.

Ma una cosa è certa: se produrre diventa più costoso, dobbiamo capire dove finisce quel costo.

Il prezzo del cibo non nasce al supermercato

Quando acquistiamo un litro di olio, un chilo di arance, un prodotto ortofrutticolo o un alimento trasformato, il prezzo che leggiamo sullo scaffale è il risultato di una lunga catena.

C’è il produttore e poi ci sono raccolta, lavorazione, eventuale trasformazione, confezionamento, trasporto, logistica, distribuzione e vendita.

Ad ogni passaggio possono aggiungersi costi.

Il problema, però, è che il consumatore vede quasi esclusivamente il prezzo finale.

Non sa quanto è stato riconosciuto al produttore nè quanto incidono trasporto ed energia nè quanto costa la trasformazione.

E spesso non riesce a comprendere perché un prodotto possa aumentare sensibilmente di prezzo mentre il suo produttore continua a lamentare margini sempre più ridotti.

È proprio questa opacità che deve essere affrontata.

Non serve cercare un colpevole, serve conoscere la filiera

Come associazione dei consumatori non riteniamo utile mettere automaticamente gli uni contro gli altri agricoltori, trasformatori, commercianti e consumatori.

Il problema è molto più complesso.

L’agricoltore deve poter ottenere un prezzo che renda economicamente sostenibile il proprio lavoro.

Le imprese della trasformazione e della distribuzione devono poter coprire i propri costi.

Ma il consumatore deve poter acquistare alimenti a prezzi ragionevoli.

Questi interessi non sono necessariamente in conflitto.

Al contrario, una filiera sana dovrebbe tutelare tutti i suoi protagonisti.

Quando invece un aumento dei costi si trasferisce rapidamente sul prezzo finale mentre il valore riconosciuto a chi produce rimane troppo basso, qualcosa nella filiera non funziona.

La Calabria ha una grande opportunità

La nostra regione può contare su produzioni fortemente legate al territorio e su filiere che rappresentano una parte importante della sua identità economica e culturale.

Lo stesso sistema regionale individua tra le principali filiere calabresi quella olivicola, agrumicola, vitivinicola, ortofrutticola, della patata, degli ortaggi e dei cereali, oltre alla zootecnia e alle produzioni ittiche. La Regione indica inoltre tra gli obiettivi strategici la qualità, la tracciabilità e la sicurezza delle produzioni agroalimentari, anche nell’ottica della tutela dei consumatori.

È una strada che va rafforzata.

Perché valorizzare una produzione calabrese significa creare valore sul territorio, mantenere occupazione, sostenere le imprese agricole e offrire al consumatore una maggiore possibilità di conoscere l’origine di ciò che acquista.

Trasparenza: il consumatore deve poter capire

Chiediamo quindi che la trasparenza della filiera diventi una priorità.

Il cittadino deve essere messo nelle condizioni di sapere da dove arriva un prodotto, come è stato realizzato e, soprattutto, perché costa quanto costa.

Non chiediamo di conoscere il margine commerciale di ogni singolo operatore, chiediamo qualcosa di più semplice: maggiore chiarezza sull’origine, sulla tracciabilità e sui passaggi che determinano il prezzo finale.

È anche attraverso una maggiore informazione che il consumatore può compiere scelte consapevoli.

Agricoltori e consumatori sono dalla stessa parte

C’è infine un punto sul quale riteniamo importante essere chiari.

Difendere il consumatore non significa essere contro chi produce.

Un’agricoltura calabrese forte, moderna e sostenibile è nell’interesse dei consumatori calabresi.

Se le aziende agricole chiudono, se i giovani non subentrano, se i terreni vengono abbandonati e se le produzioni locali diminuiscono, alla fine perdiamo tutti.

Perdiamo economia, territorio e qualità.

E rischiamo di pagare sempre di più prodotti che arrivano da filiere sempre più lontane.

La nostra proposta

Come Consumatori Italiani Calabria ETS riteniamo quindi necessario rafforzare il dialogo tra istituzioni, produttori, organizzazioni agricole, distribuzione e associazioni dei consumatori.

Servono politiche che aiutino le imprese agricole a ridurre i costi di produzione, ma serve contemporaneamente un sistema di controllo capace di individuare eventuali anomalie nella formazione dei prezzi lungo la filiera.

Gli interventi pubblici devono aiutare chi produce senza perdere di vista chi acquista.

E soprattutto bisogna evitare che ogni emergenza internazionale, ogni aumento dell’energia o ogni difficoltà logistica diventi automaticamente un nuovo rincaro sul carrello della spesa.

La Calabria ha bisogno di agricoltori che possano continuare a produrre.

I consumatori hanno bisogno di prezzi sostenibili.

Le due esigenze non sono opposte: fanno parte dello stesso problema.

Per questo continueremo a guardare con attenzione a ciò che accade dal campo alla tavola, perché il prezzo che il cittadino paga al supermercato racconta soltanto l’ultimo capitolo di una storia che comincia molto prima.

E quella storia deve essere più trasparente, più equa e più sostenibile per tutti.